La Gucci dei record sta per superare anche Hermés

La griffe fiorentina guidata da Marco Bizzari e frutto della creatività di Alessandro Michele chiuede il primo semestre 2017 con ricavi in auemnto del 43% a 2,83 miliardi, un tasso di crescita che è oltre il triplo rispetto agli ottimi risultati di Lvmh. La lezione francese di François-Henri Pinault su come si fa imprenditoria di lusso

MILANO – La Gucci dei record aumenta ricavi e profitti come la Apple dell’era di Steve Jobs. Nel settore del lusso, dove l’emblema è Hermés che da anni riesce a incrementare anno su anno i ricavi dell’8%, la griffe fiorentina ha chiuso il primo semestre con un aumento dei ricavi del 43% e un margine operativo in aumento di poco meno del 70% a 907 milioni. Questo semestre non è estemporaneo, ma segue un 2015 e un 2016 di fatturati in progresso a doppia cifra. Ieri il colosso mondiale del lusso Vuitton ha registrato vendite in aumento del 12%, Gucci ha fatto oltre tre volte tanto. Ed è la dimostrazione che, se il settore – vivendo sui consumi dei più ricchi – più o meno è sempre in salute, comunque c’è chi riesce a fare meglio a coniugare crescita e innovazione. Mutuando l’esempio da quanto avvenuto in altri comparti, si può dire che Gucci non stia facendo la fine della Nokia, che da leader dei cellulari è diventato una provincia della Microsoft, dopo l’avvento della Apple, non riuscendo più a vivere della rendita di un passato glorioso.

Così nel lusso: mentre Gucci cresce a spron battuto, altri marchi italiani di scarpe e vestiti di lusso soffrono dando la colpa al turismo cinese, ai cambi, alla congiuntura, alle consegne e così via. La verità è che il lusso è un mercato che invece di competere sulla qualità del prodotto – che è garantita su alti livelli dalla provenienza made in Italy – compete sulla creatività, sul gusto e sul design. Se i telefoni, i tablet e i pc della Apple non fossero stati belli, ancora avremmo Ibm e Nokia ovunque. Le borse disegnate da Alessando Michele e prodotte, realizzate commercializzate e distribuite grazie al lavoro di Marco Bizzarri, sono le più belle di tutte, o almeno questo è quello che dicono i clienti che tra gennaio e giugno hanno generato oltre 2,83 miliardi di ricavi, quasi quanto fatturava in un anno prima del cambio ai vertici della maison.

Se i tassi di crescita del semestre venissero mantenuti – o comunque restassero sostenuti anche nella restante parte dell’nno – Gucci si appesterebbe a finire il 2017 con un fatturato superiore al marchio del lusso eterno: Hermés, che nel 2016 generava “solo” 5,2 miliardi di ricavi e che quest’anno secondo le previsioni, dovrebbe arrivare a 5,4- 5,6 miliard

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