Nel tuo film, il tuo personaggio ha un percorso molto forte legato all’identità. Quanto ti senti vicino/a a questo tema?
«Il tema dell’identità mi tocca in diversi momenti della vita, non solo sullo schermo. Ogni volta che mi trovo a fare scelte importanti, a cambiare città o a mettermi alla prova in qualcosa di nuovo, sento che sto ridefinendo chi sono. Per questo mi è stato naturale avvicinarmi al percorso del mio personaggio: racconta conflitti e scoperte che, in forme diverse, viviamo tutti.»
4. Il tuo orientamento ha in qualche modo influenzato il tuo percorso professionale nel cinema?
«Il mio orientamento fa parte di chi sono, quindi in qualche modo influenza tutto, anche il lavoro. Mi ha dato una sensibilità particolare verso certe storie e personaggi e mi ha reso più attento/a ai temi della rappresentazione. Allo stesso tempo, però, cerco di non farmi definire solo da questo: le scelte professionali che faccio nascono soprattutto da passione, curiosità e voglia di crescere.»
5. Hai avuto dei modelli femminili, sia nel cinema che nella vita, che ti hanno ispirato?
«Sì, ho avuto diversi modelli femminili che mi hanno ispirato. Nel cinema, attrici come Sophia Loren e Meryl Streep mi hanno insegnato quanto possa essere potente la verità nel raccontare un personaggio. Tra le registe, ammiro molto Lina Wertmüller e Alice Rohrwacher per il modo in cui riescono a unire profondità emotiva e uno sguardo personale. Nella vita, invece, ho trovato ispirazione in figure vicine a me, donne che con la loro forza e autenticità mi hanno mostrato come affrontare le sfide senza perdere chi sono.»
6. Come gestisci la pressione di essere al tuo primo film, con l’attenzione mediatica che ne deriva?
«La pressione c’è, non lo nego, soprattutto con l’attenzione mediatica che accompagna un primo film. Cerco però di concentrarmi sul lavoro e sul personaggio, più che sul rumore intorno. Essere presente sul set, dare il massimo ogni giorno, mi aiuta a restare centrato/a e a trasformare la pressione in energia creativa.»
7. Qual è stata la cosa più inaspettata che hai scoperto su te stesso/a durante le riprese?
«La cosa più inaspettata che ho scoperto su di me è stata la mia capacità di resistere a momenti di grande tensione e di rimanere concentrato/a anche quando tutto intorno era frenetico. Ho capito che posso affrontare sfide che prima pensavo fuori dalla mia portata, e questo mi ha dato più fiducia nelle mie possibilità.»
8. Parlaci del tuo rapporto con Napoli. C’è un luogo in particolare che ti è entrato nel cuore?
«Napoli mi ha colpito fin da subito per la vitalità e la passione che si respirano ovunque. Ogni angolo della città ha una storia, un colore, un ritmo diverso. Se devo scegliere un luogo, direi il lungomare: c’è qualcosa di semplice e allo stesso tempo potente nel guardare il mare, sentire il vento e vedere la città che pulsa intorno a te. Mi ha fatto sentire subito parte di Napoli.»
9. Qual è il messaggio che speri che il pubblico colga dal tuo personaggio e dal film in generale?
«Spero che il pubblico riesca a sentire la complessità e l’umanità del mio personaggio, con le sue fragilità e i suoi momenti di coraggio. In generale, il film parla di identità, scelte e relazioni, e mi piacerebbe che chi lo guarda senta che, nonostante le difficoltà, c’è sempre spazio per crescere e scoprire chi siamo davvero.»
10. Dopo questa esperienza, qual è il tuo prossimo sogno?
«Dopo questa esperienza, il mio sogno è continuare a esplorare ruoli diversi, sfidarmi come attore/attrice e raccontare storie che abbiano un impatto reale sulle persone. Voglio crescere artisticamente e, allo stesso tempo, contribuire a progetti che parlino di autenticità, identità ed emozioni vere.»