LIANA, LA FORZA DI RINASCERE: DUE VOLTE LA DONNA PIÙ FORTE D’ITALIA, OGGI RACCONTA LA VITTORIA PIÙ GRANDE, IMPARARE AD AMARSI

Ha sollevato pietre, trainato camion e affrontato dodici anni di agonismo. Ma la sfida più personale di Liana è stata imparare a riconoscere il proprio valore anche lontano dal podio. Dopo aver costruito un corpo capace di proteggerla come un’armatura, oggi sceglie di raccontarsi anche attraverso le proprie fragilità. In questa intervista ripercorre il dolore, le vittorie e il cambiamento che l’ha portata a una nuova consapevolezza: non serve compiere imprese straordinarie per meritare rispetto e amore.

1. Sei stata per due anni consecutivi la donna più forte d’Italia nella categoria sotto gli 82 chili. Da dove nasce questa forza?

Per molto tempo è nata dal bisogno di reagire. Avevo vissuto situazioni che mi avevano fatta sentire sbagliata, mai abbastanza. Nell’allenamento ho trovato un posto dove potevo costruire qualcosa: ogni progresso mi dimostrava che ero capace. Poi quel percorso mi ha portata alle gare e alle vittorie.

2. Hai raccontato di aver costruito il tuo corpo come un’armatura. Da cosa volevi proteggerti?

Dal giudizio e dalla possibilità di soffrire ancora. Pensavo che diventando forte, anche nell’aspetto, sarei stata meno vulnerabile. I muscoli, il trucco, quell’immagine aggressiva erano un modo per tenere gli altri a distanza. Dentro, però, continuavo ad avere le mie fragilità.

3. Che cosa provavi quando sollevavi una pietra o trainavi un camion?

Vedevo una cosa che sembrava impossibile e provavo a spostarla. Per riuscirci servivano preparazione, concentrazione e fiducia. Quando ci riuscivo sentivo una soddisfazione enorme, perché conoscevo tutto il lavoro che c’era dietro quel gesto.

4. Le vittorie ti hanno fatto sentire finalmente abbastanza?

Mi hanno dato gioia e fiducia, ma ho dovuto capire che non potevo chiedere a una medaglia di risolvere tutte le mie insicurezze. Se il tuo valore dipende soltanto dal risultato, devi dimostrarlo di nuovo a ogni gara. Oggi so di valere anche quando non sto vincendo.

5. Quanto ha pesato il giudizio degli altri nel tuo percorso?

Ha pesato tanto. Per anni ho sentito il bisogno di dimostrare qualcosa proprio alle persone che mi avevano svalutata. Questo mi ha spinta, ma mi teneva anche legata al loro giudizio. Con il tempo ho cominciato a chiedermi che cosa desiderassi io, senza dover dare una risposta a qualcuno.

6. Sui social mostri allenamenti, risultati e cambiamenti del tuo corpo. Una fotografia riesce a raccontare chi sei?

Racconta un momento, una parte di me. Chi guarda vede il risultato, ma spesso non conosce gli infortuni, le preoccupazioni e la fatica che l’hanno preceduto. Anche per questo ho scelto di raccontare qualcosa di più personale: volevo dare spazio a quello che una fotografia da sola non fa vedere.

7. Per chi lavora nel fitness, quanto può diventare difficile sentirsi sempre all’altezza della propria immagine?

Quando il corpo fa parte del tuo lavoro, è facile osservarlo continuamente e trovare sempre qualcosa da migliorare. Io ho vissuto a lungo cercando la perfezione. Oggi sto imparando a concedermi forme diverse e a riconoscermi anche fuori dalla condizione agonistica.

8. Hai parlato del diritto di essere fragile. È stato difficile accettarlo dopo essere diventata un simbolo di forza?

Sì, perché ero abituata a chiedere moltissimo a me stessa. Mostrare una difficoltà mi sembrava quasi incoerente con l’immagine che avevo costruito. Poi ho capito che potevo essere la stessa persona capace di sollevare un peso enorme e di attraversare un momento di paura.

9. Come distingui una critica utile da un giudizio che ti fa soltanto male?

Cerco di capire se quella persona mi sta aiutando a vedere qualcosa oppure mi sta semplicemente svalutando. Una critica concreta può servire, anche se è scomoda. Ho imparato, invece, a dare meno spazio a chi mi fa sentire costantemente inadeguata.

10. Che cosa diresti a una ragazza che guarda i tuoi risultati sui social e pensa: “Io non sarò mai abbastanza”?

Le direi che sta vedendo alcuni momenti di un percorso durato anni. Anche io ho avuto insicurezze, sconfitte e giorni difficili. Può avere obiettivi e lavorare per raggiungerli, ma non deve aspettare di avere un certo corpo o una medaglia per riconoscere il proprio valore. Merita rispetto già adesso.

 

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