Luca Gatta attore doppiatore Bresciano: quando la voce diventa emozione

Credo che l’attore, come ogni altra professione artistica, abbia come scopo primario l’intrattenimento, e debba poter far provare al pubblico tutta una serie di emozioni derivanti dal proprio lavoro.

Luca Gatta
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Iniziamo dalla prima domanda: Cosa rappresenta per te l’attore in un cotesto sociale?

Innanzitutto un caro saluto a tutti i lettori.

Credo che l’attore, come ogni altra professione artistica, abbia come scopo primario l’intrattenimento, e debba poter far provare al pubblico tutta una serie di emozioni derivanti dal proprio lavoro. Detto questo, dobbiamo anche tenere conto del fatto che esiste tutta una corrente di film, cortometraggi e serie tv che tratta temi sociali importanti e riesce molto spesso a far riflettere e pensare in questo senso. Per esempio, mi viene in mente “Mary per sempre”, toccante film degli anni ‘80 riguardante il delicato tema della delinquenza minorile.

Sono molto favorevole a raccontare questo genere di storie.

Artisticamente, quale è l’attore a cui vorresti somigliare?

 

A differenza del pensiero comune vigente, non credo affatto che gli attori italiani siano tutti indecenti (anche se in realtà alcuni lo sono…), quindi se dovessi citarne alcuni che trovo superlativi direi senz’altro l’ottimo Marco Giallini, che trovo immenso in ogni sua interpretazione. Oppure Michele Placido e Sergio Castellitto che hanno lavorato entrambi nella serie di Sky “Intreatment” e quando recitavano insieme mi ipnotizzavano letteralmente. O ancora Fabrizio Gifuni e Guido Caprino.

Cosa vorresti che le persone capissero di te?

Mah… credo che di me ci sia ben poco da capire, non sono poi così criptico e complesso. Diciamo che mi reputo un operaio dello spettacolo, faccio ciò che devo fare al meglio delle mie possibilità, sperando che un po’ di ciò che provo quando recito possa passare al pubblico. Però, pensandoci meglio, mi piacerebbe che le persone capissero quanto impegno, studio e abnegazione ci sono alla base di questo mestiere, e che non si nasce certamente imparati… non è l’avere fatto qualche video su youtube o essere usciti dal reality di turno, che ci rende bravi attori.

 

Qual’è la tua battuta preferita del cinema?

Beh, ce ne sono molte: diciamo che quella che preferisco in assoluto non viene da un film, ma da una serie televisiva (di cui sono un gran divoratore). La serie in questione è una sit com conclusasi una decina di anni fa, “La vita secondo Jim”, con il grande Jim Belushi e cita testualmente “Eroi non si nasce… ti ci incastrano!”. E’ un motto a cui credo molto.

Ci puoi parlare dei tuoi studi di recitazione e di doppiaggio e delle tue esperienze lavorative nel doppiaggio?

Certamente! Ho iniziato a studiare recitazione a 18 anni, in una piccola casa di produzione  milanese che si chiamava “Vidivideo”, ci andavo ogni sabato e proprio lì ho iniziato ad imparare i primi rudimenti di di dizione e teatro. L’insegnante era Gianni Cajafa, bravissimo attore napoletano scomparso qualche anno fa.

Successivamente mi sono trasferito a Roma (tappa obbligata per chi volesse fare questo mestiere), dove ho frequentato per due anni la “Starline”, un’agenzia di spettacolo che organizzava corsi di recitazione, sotto la guida del noto attore Enio Drovandi. E’ proprio grazie a lui che ho cominciato a fare i primi lavoretti importanti nello spettacolo.

Per quanto riguarda il doppiaggio, la cosa è arrivata un po’ più tardi e risale ad una decina d’anni fa. Mi sono iscritto ad una valida scuola del settore e ho imparato da due mostri sacri di questa nobile arte, Roberto Pedicini e Christian Iansante. Da allora ho fatto molte esperienze e doppiato moltissimi personaggi in cortometraggi, film, webserie, fino ad arrivare al 2012, anno in cui ho aperto, in società con un collega, una sala di doppiaggio a Brescia, nella quale mi occupo delle direzioni e presto la mia voce a numerosi prodotti.

Hai lavorato molto in tv. Ci puoi raccontare di queste tue esperienze?

In tv ho cominciato giovanissimo, a vent’anni conducevo già un programma in una piccola televisione bresciana e successivamente sono apparso in alcune trasmissioni nazionali, il che mi ha dato la possibilità di lavorare a stretto contatto con il compianto Alberto Castagna, grande professionista e persona squisita.

Sempre per la tv ho recitato in molti spot pubblicitari per Rai e Mediaset e abbastanza spesso mi capita di lavorare per il programma di Italia Uno, Le Iene.

Hai partecipato ad una serie tv di Rai Tre, NON UCCIDERE. Che tipo di esperienza è stata?

Diciamo che è stato molto gratificante. “Non Uccidere” ha avuto un notevole successo e continua ad averne, e parteciparvi per ben due stagioni ha sicuramente portato notevole lustro alla mia carriera.

Qui interpreto un giornalista troppo zelante che assilla i personaggi accusati del delitto, e che per questo non viene visto di buon occhio.

Potendo scegliere, preferisco sempre lavorare in produzioni un po’ più piccole e indipendenti, in cui si trova sicuramente molto calore e dove le emozioni per ciò che si sta creando sono tangibili. Ma comunque non dico mai di no ad una serie importante, ci mancherebbe altro, se il grande pubblico apprezza il nostro lavoro, è proprio grazie ai prodotti in onda sulle reti nazionali.

Nella tua carriera hai lavorato a numerosi cortometraggi e film indipendenti, ce ne parli?

Recitare nei cinema indipendente è una cosa che adoro!! I cortometraggi permettono all’attore di tenersi in allenamento e devo dire che molti sono delle vere e proprie opere d’arte.

Dire quale di questi prodotti mi è rimasto nel cuore non è facile, anche perché credo di averne girati una trentina, e quindi alcuni non li ricordo.

Giusto per menzionarne un paio: ho amato molto recitare in “Cagliostro” e “Occultus” (quest’ultimo ora in fase di post produzione), due prodotti dell’amico Giorgio Pastore, regista con il quale lavoro spesso.

Un altro a cui sono molto legato è “La Statura dello Stato”, cortometraggio goliardico e satirico, diretto dal bravissimo giovane regista mantovano Giovanni Nodari che, con questo prodotto, ha ricevuto diversi riconoscimenti anche a livello internazionale.

E poi ancora, il film “Milano trema ancora” del bravissimo Franz Rotundo, un poliziottesco molto avvincente stile anni ‘70. E ancora, un film indipendente che ho amato molto è “Stem Cell”, diretto dal bravissimo Giuseppe Di Giorgio e che dovrebbe uscire al cinema in autunno, un thriller medicale molto ben riuscito, girato in maniera impeccabile… mi ritengo molto fortunato a partecipare a prodotti del genere.

 

Hai lavorato anche con Neri Parenti!

Lavorare con questo mostro sacro e padre dell’attuale commedia italiana è qualcosa che non si dimentica!! Nel 2014 ho girato con lui il suo cinepanettone di natale dal titolo “Ma tu di che segno 6?”, ed è stata un’esperienza magnifica.

Ricordo che era luglio e faceva un caldo allucinante, eravamo a Roma e ogni passo costava fatica… c’erano circa quaranta gradi. Neri è un regista magnifico, che dirige gli attori in modo attento e soprattutto sempre con il sorriso sulle labbra. Una bella persona che sa mettere a proprio agio tutti… mi è rimasto decisamente nel cuore.

 

Sappiamo che hai aperto la SCUOLA DI DOPPIAGGIO BRESCIA. Che cosa è?

La “Scuola di Doppiaggio Brescia” è la prima e unica realtà didattica della zona, per quando riguarda il doppiaggio. E’ una scuola in cui teniamo corsi di dizione, recitazione e doppiaggio. Particolarità dei corsi è che vengono svolti all’interno di una vera sala di doppiaggio e questo permette all’allievo di cimentarsi in modalità lavorativa. Siamo sul territorio dal 2012 e alcuni dei nostri allievi ora stanno muovendo i primi passi in questa professione… e di questo ne siamo orgogliosi.

Comunque per tutte le informazioni è possibile consultare il sito:

www.scuoladoppiaggiobrescia.it

 

Puoi dirci a cosa stai lavorando adesso?

Attualmente sto girando un film per il cinema che si intitola “Caleb”, per la regia di Roberto D’Antona. Roberto è uno dei registi italiani che più ammiro, ha una professionalità e una meticolosità sul set che ormai pochi mantengono. Ebbi la fortuna di lavorare con lui anche qualche anno fa, nella serie tv “The Reaping”. Purtroppo, per motivi contrattuali, non posso svelare niente sul personaggio che interpreto in “Caleb”, diciamo solo che… non è propriamente un bravo ragazzo.

 

E per concludere: progetti futuri?

In autunno devo girare il nuovo film dell’amico Roberto Becucci, un bravissimo regista con cui ho già avuto il piacere di lavorare nel cortometraggio “Evil outside”, Roberto è una persona squisita e molto sensibile… è sempre bello recitare nei suoi lavori.

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