WARDA KENNACHE — «Il mio sogno? Andare via e provare a fare qualcosa di grande»

A 26 anni sogna Milano, la moda, la fotografia e il cinema. Warda Kennache racconta il desiderio di costruirsi una vita indipendente senza rinunciare alla propria identità e alla naturalezza.

La presentazione

Warda Kennache ha 26 anni, è nata in Marocco e vive in Italia da circa vent’anni. Dentro di lei, però, c’è da tempo il desiderio di partire ancora. Questa volta non per necessità, ma per scelta.

Sogna una grande città, Milano soprattutto, e un futuro nel quale poter mettere alla prova le diverse parti della sua personalità. Moda, fotografia, cinema, recitazione: mondi che la affascinano e nei quali vorrebbe provare a costruire il proprio spazio. Senza escludere un lavoro come barwoman, che considera un modo per conquistare indipendenza e vivere a contatto con le persone.

Warda parla dei suoi sogni senza nascondere le difficoltà. Sa che per diventare attrice non basta essere belle e che davanti a una macchina fotografica non è sufficiente avere un bel corpo. Servono carattere, preparazione, personalità e soprattutto il coraggio di esporsi.

In un’epoca dominata da filtri, ritocchi e modelli estetici sempre più artificiali, rivendica inoltre un rapporto naturale con il proprio corpo. Allenarsi e migliorarsi sì, trasformarsi per assomigliare agli altri no.

Il suo progetto, prima ancora che professionale, sembra quindi personale: partire, mettersi alla prova e scoprire chi può diventare.

L’intervista

1. Warda, hai 26 anni. Qual è il tuo sogno più grande?

Il mio sogno è andare via e provare a costruire qualcosa di grande. Vorrei vivere in una città come Milano, dove sento che potrei avere più opportunità. Non voglio sapere già come sarà la mia vita: voglio scoprirlo provandoci.

2. Perché proprio Milano?

Perché Milano per me rappresenta movimento, moda, fotografia e persone che arrivano da mondi diversi. Mi affascina l’idea di vivere in un posto dove ogni giorno può succedere qualcosa e dove puoi incontrare qualcuno capace di cambiare il tuo percorso.

3. Cosa vorresti fare professionalmente?

Ho tanti interessi. Mi piacerebbe lavorare nella moda, fare la fotomodella e provare anche la strada della recitazione. Mi considero una persona creativa e vorrei scoprire fino a dove posso arrivare nel mondo artistico.

4. Ti vedresti davvero come attrice?

Sì. È un mondo che mi incuriosisce moltissimo. Recitare significa poter mostrare parti di te che normalmente rimangono nascoste. Naturalmente so che bisogna studiare e prepararsi: non penso che basti essere belle per diventare attrici.

5. E la fotografia cosa rappresenta per te?

Mi piacerebbe molto lavorare come fotomodella. Una bella fotografia non deve mostrare soltanto un corpo o un viso: deve raccontare qualcosa della persona. Vorrei riuscire a comunicare carattere, femminilità e personalità.

6. Nel frattempo ti piacerebbe lavorare anche come barwoman. Perché?

Perché mi piace stare tra le persone. Un locale è pieno di incontri, caratteri e storie diverse. Mi piacerebbe imparare bene questo lavoro e avere una mia indipendenza mentre continuo a inseguire i miei obiettivi.

7. Che rapporto hai con il tuo corpo?

Cerco di accettarlo e rispettarlo. Non voglio diventare la copia di qualcun’altra. Posso allenarmi, migliorarmi e prendermi cura di me, ma senza perdere quello che sono.

8. Hai detto che non ami l’idea di modificare artificialmente il proprio aspetto. Perché?

Personalmente non mi piacciono i corpi tutti uguali o eccessivamente modificati. Se Dio ci ha dato questo corpo, penso che dovremmo prima imparare ad accettarlo. Ognuno naturalmente è libero di scegliere, ma io preferisco valorizzare ciò che ho.

9. In un mondo dominato da filtri e immagini perfette, quanto è difficile rimanere se stessi?

Molto. Sui social vediamo continuamente visi e corpi apparentemente perfetti e rischiamo di pensare di essere noi quelli sbagliati. Io credo invece che anche un’imperfezione possa rendere una persona particolare e riconoscibile.

10. Dove vorresti vedere Warda tra cinque anni?

Vorrei vedermi indipendente, magari a Milano o in un’altra grande città, mentre lavoro nella moda, nella fotografia o nel cinema. Non so se riuscirò a realizzare tutto, ma voglio almeno potermi guardare indietro e dire: «Ci ho provato davvero».

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