Facebook, il co-fondatore: “Fermate Zuckerberg”

“Chiedo di smembrare Facebook. È diventato troppo grande e troppo potente, e questo fa parte di una tendenza della nostra economia di una crescente concentrazione di potere aziendale. Ma possiamo risolvere questo problema: scorporare l’azienda e regolarla”. Così il co-fondatore di Facebook Chris Huges ha annunciato su Twitter la pubblicazione di un lungo articolo a sua firma sul New York Times nel quale invita il governo degli Stati Uniti e i legislatori a “fermare Mark Zuckerberg” e a limitare il potere del social media che ha contribuito a lanciare e a fondare nel 2004 insieme allo stesso Zuckerberg e a Eduardo Saverin, Andrew McCollum e Dustin Moskovitz.

“Mark è rimasto un bravo ragazzo, ma temo che il suo concentrarsi sulla crescita lo abbia portato a sacrificare sicurezza e civiltà in cambio di un click” spiega Huges. “Sono deluso da me stesso e dal primo team di Facebook per non aver riflettuto più a lungo su come l’algoritmo di News Feed abbia cambiato la nostra cultura, influenzato le elezioni e dato potere ai leader nazionalisti. E sono preoccupato che Mark si sia circondato di una squadra che rafforza le sue convinzioni invece di sfidarle” ammette il co-fondatore di Facebook.

Il co-fondatore di Facebook “scarica” Zuckerberg: “È troppo potente”

Chris Huges descrive l’enorme potere che Mark Zuckerberg ha come Ceo di Facebook: “L’influenza di Mark è sbalorditiva, ben oltre quella di chiunque altro nel settore privato o nel governo” sottolinea. “Controlla tre piattaforme di comunicazione principali: Facebook, Instagram e WhatsApp, che miliardi di persone utilizzano ogni giorno. Il consiglio di amministrazione di Facebook funziona più come un comitato consultivo che come un sovrintendente, perché Mark controlla circa il 60 percento delle azioni con diritto di voto. Solo Mark può decidere come configurare gli algoritmi di Facebook per determinare ciò che le persone vedono nei loro feed di notizie, quali impostazioni di privacy possono utilizzare e anche quali messaggi vengono consegnati”.

E aggiunge: “Mark stabilisce le regole su come distinguere il discorso violento e incendiario da quello semplicemente offensivo e può scegliere di chiudere un concorrente acquisendolo, bloccandolo o copiandolo”. Il governo, afferma, “deve ritenere Mark responsabile. Per troppo tempo i legislatori si sono meravigliati della crescita esplosiva di Facebook e hanno trascurato la loro responsabilità di garantire che gli americani siano protetti e che i mercati siano competitivi”.

“Siamo una nazione con una tradizione di controllo dei monopoli, non importa quanto siano ben intenzionati i leader di queste società. Il potere di Mark è senza precedenti e anti-americano”. Per Huges la soluzione è una: “It is time to break up Facebook”, che in poche parole significa smembrare la società e ridimensionare notevolmente il potere di Mark Zuckerberg.

“Ma smembrare la società non basta”

Hughes chiede di togliere a Zuckerberg Instagram e Whatsapp, di scorporare Facebook e vietargli altre acquisizioni. “Ma smembrare Facebook non basta” osserva. “Abbiamo bisogno di una nuova agenzia, autorizzata dal Congresso a regolamentare le società tecnologiche. Il suo primo mandato dovrebbe essere quello di proteggere la privacy“. L’agenzia, inoltre, “dovrebbe creare linee guida” per mantenere un “discorso accettabile sui social media”. “Non saremo mai a favore della censura” precisa “ma abbiamo dei limiti anche nel gridare ‘al fuoco’ in un teatro affollato, nella pedopornografia, nel linguaggio inteso a provocare violenza e false dichiarazioni per manipolare i prezzi delle azioni. Dovremo creare standard simili che le aziende tecnologiche possano utilizzare”.

Ecco chi è Chris Huges

Chris Huges, 35 anni, nato e cresciuto a Hickory, in Nord Carolina, con una laurea alla Harvard University, attivista democratico, nel 2007 ha lasciato Facebook per fare da volontario alla campagna presidenziale di Barack Obama dell’anno successivo. Nel marzo 2012 ha acquistato la maggioranza delle azioni della rivista liberal The New Republic salvo poi doverla rivendere all’editore dell’Oregon Win McCormack a causa di una gestione a dir poco controversa e disastrosa sotto il profilo delle vendite. Nel 2016, Huges ha appoggiato la corsa alla presidenza della candidata dem Hillary Clinton e ora sostiene i democratici che sfideranno Donald Trump nel 2020.

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