Farfetch a 21 milioni di utenti al mese. Millennials campioni di shopping

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a moda non può essere completamente digitalizzata. L’esperienza “fisica” credo rimarrà un pilastro dello shopping anche nel futuro, purché si evolva. Lo stesso vale per la creatività: il lato umano dell’industria della moda è fondamentale, ma può essere potenziato grazie alla tecnologia». Ha sempre lo sguardo proiettato sul futuro Josè Neves, fondatore, ceo e co-chairman di Farfetch.

L’azienda, nata come piattaforma digitale per boutique nel 2008, continua a fornire visibilità e sostegno (logistico e hi-tech) a circa 500 negozi nel mondo ma si è evoluta profondamente: «Credo ancora molto nelle boutique – spiega Neves – perché hanno un grande valore. Però abbiamo ampliato il nostro raggio d’azione ai marchi, oggi circa 200. La presenza di top brand come, per esempio, Gucci, non ostacola il business online dei negozi fisici, ad oggi in crescita, ma lo traina». Oggi Farfetch – che non ha ancora comunicato i dati 2017, ma ha chiuso il 2016 con valore della merce venduta in salita dell’81% a 547 milioni di sterline e ricavi oltre i 151 milioni di sterline – è una realtà complessa, con 2.000 dipendenti: dal 2015 la business unit Black&White si occupa di creare e gestire i siti monomarca di alcuni brand (tra gli italiani, Paula Cademartori). Poco meno di un anno fa, poi, l’azienda ha presentato lo “Store of the future” un progetto di tecnologia integrata applicabile al retail che ha già i primi clienti blasonati: «Abbiamo un accordo con Chanel: non si tratta dello sviluppo di un e-commerce (la maison francese vende online solo la linea beauty, ndr), ma di una partnership all’insegna dell’innovazione che coinvolgerà le boutique del brand nel mondo».

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