Maxxi e Bulgari uniti per i giovani artisti

Tre i finalisti del Premio, una giuria internazionale altamente qualificata sceglierà il vincitore. In mostra al museo capitolino le opere tra foto, cinema e musica.

L’arte interpretata senza confini si fa quadro, fotografia, musica, cinema, esperienza olfattiva. Una mostra che sposa diverse esigenze, soprattutto unisce due realtà di massima grandezza in nome dei giovani talenti e del sostegno che si deve garantire a chi incomincia a scommettere sulla propria creatività. Ecco che il Maxxi di Roma, il primo museo nazionale italiano dedicato alla creatività contemporanea, si unisce a Bulgari, da oltre 130 anni simbolo dell’eccellenza nella creatività. Ne viene un premio che ora ha la possibilità di fare un salto d’importanza, dopo nove edizioni trova la strada per guardare a un panorama internazionale. È il Maxxi Bulgari Prize che punta a valori comuni quali innovazione, memoria, sperimentazione, nella consapevolezza di quanto sia importante il sostegno alla cultura e il ruolo strategico dell’alleanza pubblico-privato. E mentre il ceo Bulgari, Jean-Christophe Babin si dice convinto che sostenere i giovani talenti significa investire sul nostro tempo e sul nostro futuro, Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi, assicura che il Premio «rappresenta il nucleo fondante della collezione pubblica permanente del Maxxi, cuore pulsante del museo». La collaborazione con Bulgari durerà sei anni e infatti insiste Babin, «Un progetto in cui tutti gli artisti selezionati hanno realizzato opere che stimolano una profonda riflessione sulla realtà attuale attraverso una creatività originale ed audace, fuori dagli schemi. Quella stessa tensione alla sperimentazione che è da sempre una parte importante del Dna Bulgari».

In tale laboratorio del futuro che è diventato il Maxxi si “sfidano” tre giovani finalisti che «rileggono, interpretano e ci aiutano a capire attraverso la loro ricerca questo nostro complesso tempo moderno». Da sinistra: Talia Chetrit, Diego Marcon, Simone Trabucchi di Invernomuto, Giulia Ferracci, Hou Hanru, Giovanna Melandri, Jean-Christophe Babin, Bartolomeo Pietromarchi, Simone Bertuzzi di Invernomuto  Nella galleria 4 del museo aperta al pubblico da 1 giugno e fino al 28 ottobre, la mostra a cura di Giulia Ferracci, è allestita in un percorso fluido, una vera e propria immersione nell’universo artistico dei tre finalisti che propongono qui progetti inediti o di recente produzione che restituiscono le tante suggestioni del loro lavoro. Il percorso si apre con Invernomuto (Simone Bertuzzi, Simone Trabucchi), scelto per «la ricerca su questioni sociali e politiche globali attuata tramite l’utilizzo sapiente di un immaginario influenzato da culture pop e dalla sottocultura, capace di rendere il suo lavoro personale e sincero». Immagini potenti emotivamente e visivamente come anticipa Bartolomeo Pietromarchi direttore del Maxxi Arte. Qui i richiami sono tanti, anche al mondo del cinema, Sorrentino, gli horror movie, il tutto ricomposto in una dimensione che prevede emozioni sensoriali. Un’epifania in una nuvola con rimandi alle esperienze precedenti come la scultura anni Novanta a firma di Mimmo Rotella. Invernomuto duetta tra due livelli, spaziale e temporale, dalle guerre puniche alle scene di una città del fascismo balneare come è Sabaudia. Il focus è sul Mediterraneo visto, da Annibale come luogo di comunicazione, oggi come barriera. 

Diego Marcon presenta il nuovo lavoro «Ludwig», un video proiettato a tutta parete e realizzato con la tecnica Cgi utilizzata nella computer grafica per la resa degli effetti speciali digitali nel cinema, televisione, pubblicità e videogiochi di simulazione. Il protagonista è un bambino che accende un fiammifero in uno spazio sospeso, che poi scopriremo essere quello di una nave in balia di una tempesta. Mentre il fiammifero si consuma, il bambino intona un canto con versi scritti dall’artista sulla disperazione e la fatica dell’esistenza finché il fiammifero si spegne e la musica si interrompe, per poi ricominciare in loop.   Un’opera di Invernomuto  Conclude il percorso la fotografa americana Talia Chetrit che presenta «Amateur» un corpus di 20 fotografie della sua produzione recente insieme a immagini provenienti dal suo archivio mentre in un video sono presenti i suoi genitori, inconsapevolmente ripresi e ripresi in shooting per dimostrare l’assoluta discrasia dei comportamenti. Ci sono foto anche della sua adolescenza, delle sue prime scoperte sessuali, fino alle performance con il suo fidanzato. «Ludwig» di Diego Marcon con un bambino in uno spazio sospeso   La giuria internazionale che è chiamata ad individuare il vincitore e a proclamarlo per il 16 ottobre, è composta da nomi di assoluto prestigio, dal curatore e scrittore britannico David Elliott, esperto di avanguardie sovietiche e russe a Hou Hanru, curatore e critico, direttore artistico del Maxxi, da Yuko Hasegawa, direttrice artistica del Museo d’Arte Contemporanea di Tokyo a Hans Ulrich Obrist, mitico direttore artistico della Serpentine Galleries di Londra fino a Bartolomeo Pietromarchi, curatore, critico d’Arte e direttore del Maxxi Arte. 

 

 

 

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