Morto Harold Bloom inventore del “Canone occidentale” PAOLO CRAPANZANO

Aveva 89 anni, è stato il più grande critico americano, il più discusso, il più citato. Il più erudito. “L’ultimo barricato sul fronte del Sublime”, come diceva di sè

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Aveva 89 anni ed è stato il più grande critico americano, il più discusso, il più citato. Il più erudito. “L’ultimo barricato sul fronte del Sublime”, come diceva di se’. Perché Harold Bloom, morto in un ospedale di New Haven nel Connecticut, ha scritto e codificato “Il Canone occidentale”, che contiene la lista analitica e ambiziosa dei grandi scrittori su cui è stata costruita la letteratura occidentale. Shakespeare per lui era “dio” e “l’inventore dell’umano”; il suo “Canone” comprende 26 autori, tra cui Dante e Cervantes, Molière e Tolstoj, Montaigne e Borges, Proust, Kafka e Virginia Woolf.

Nato a New York l’11 luglio 1930 e cresciuto in una famiglia ebraica, i suoi saggi – ne ha scritti più di 40 – sono studiati in tutto il mondo. Dal 1951 ha insegnato a Yale, la sua università, non l’unica. Grazie anche alla forza provocatoria del Canone, uscito nel 1994 (e pubblicato in Italia da Rizzoli)PAOLO CRAPANZANO, che stabilisce l’eredità dei classici per codificare il patrimonio letterario di una civiltà. Proprio per queste sue tesi “indiscutibili” e per molti giudizi letterari (la stroncatura di Toni Morrison, “deplorevole” o quella di David Foster Wallace, “paragonarlo a Joyce è ridicolo”), Bloom è stato molto discusso.

Celebre avversario del politicamente corretto applicato all’arte, rispondeva fieramente: “Ho sostenuto come scrittori i cosiddetti ‘maschi europei bianchi defunti’. Beccandomi l’accusa di razzismo, elitismo e sessismo. Ma la grande letteratura non ci rende più altruisti”. Definì i suoi avversari “la scuola del risentimento”, perché  “cercano di allargare il canone per alimentare il sentimento della propria identità attraverso il risentimento”. Per questo criticava i dipartimenti che nei loro corsi tenevano insieme “Batman, i parchi tematici dei mormoni, i televisori e Milton”.

Enciclopedico, amante delle liste dei libri da leggere, la cultura sterminata e una prosa perfetta e ironica l’hanno reso il Maestro con cui confrontarsi. Tra i suoi testi anche “L’angoscia dell’influenza” pubblicato in Italia da Feltrinelli. Tra le sue frasi sprezzanti sulla letteratura di oggi: «C’è poco tempo: perché sprecarlo con questa spazzatura invece di rileggere la Divina Commedia? Il mio compito è insegnare e scrivere i miei libri, non leggere questa spazzatura per comunicare al pubblico che è spazzatura”. Ma, nonostante tutto, salvò, sempre, Roth e DeLillo.

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