Modigliani dalla Tate Modern a Sotheby’s: effetto museo sulle aste?

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Aveva probabilmente già le idee chiare il collezionista americano proprietario di uno dei 22 rari e ambitissimi nudi dipinti da Amedeo Modigliani nel 1917, prestato allaTate Modern per l’importante retrospettiva conclusasi il 2 aprile che celebrava il centenario dalla storica esposizione di questo ciclo di scandalosi lavori alla Galerie Berthe Weill di Parigi. Si, perché il «Nu couché (Sur le côté gauche)» appeso nella sale del museo londinese, accompagnato da una didascalia che attribuiva la proprietà ad un anonimo collezionista, è stato al termine della mostra imballato con cura e spedito con il suo condition report d’ordinanza direttamente all’Impressionist and Modern Art Department di Sotheby’s, al 1334 di York Avenue a New York, per essere schedato, controllato centimetro per centimetro e preparato per essere messo all’incanto il 14 maggio prossimo con una Estimate on request (150 milioni di dollari). Il dipinto è garantito da una parte terza, cioè un’offerta irrevocabile che ridurrà il rischio di Sotheby’s. La sua stima eguaglia o supera le stime presentate dalle opere più costose mai vendute in asta, tra cui «Salvator Mundi» di Leonardo da Vinci (stima intorno ai 150 milioni di $) e «Les femmes d’Alger (versione ‘O’)» di Pablo Picasso (stima intorno ai 140 milioni $). 

Così il Nudo è passato direttamente dai riflettori delle prestigiosa Tate Modern di Londra alle luci della sale room di Sotheby’s a New York: ma quanto può pesare il brand di una delle più importanti istituzioni museali al mondo sul prezzo di realizzo di un’opera recentemente esposta in una importante retrospettiva?
È una variabile che per quanto possa essere difficile da calcolare, conta non poco: il Nudo disteso è stato per quasi quattro mesi, dal 23 novembre 2017 al 2 aprile 2018, in mostra comparendo sulla copertina del catalogo dell’esposizione e sulle locandine pubblicitarie. Lo status di un museo come la Tate oltre ad aver donato ulteriore visibilità al quadro ha fornito, indirettamente, al potenziale acquirente una ulteriore garanzia di sicurezza sull’autenticità della tela che vanta di per sé alcune provenienze importanti: appartenne a Léopold Zborowski, uno dei galleristi di riferimento di Modigliani, che lo espose alla Galerie Berthe Weill nella prima e unica mostra personale del maestro causando l’intervento della polizia e la chiusura immediata della mostra; poi, nel 1926, venne comprata dal grande collezionista Jonas Netter, uno dei primi e principali acquirenti di Modì, per poi entrare in una collezione privata parigina e successivamente in una raccolta americana.
Anche per un dipinto ambito di cui sono tracciati i passaggi di proprietà, l’essere apparso in una retrospettiva così prestigiosa è una ulteriore sicurezza per i potenziali offerenti che si faranno avanti la sera del 14 maggio a New York. Infatti, a quasi 100 anni dalla morte dell’artista, scomparso nel 1920, non esiste un catalogo ragionato che censisca in modo esaustivo la sua intera produzione su tela e su carta, a parte il catalogo pubblicato da Ambrogio Ceroni nel 1958, successivamente aggiornato nel 1970, che elenca però solo 337 opere.

 

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