Roma, emergenza rifiuti: “Vogliono il fallimento dell’azienda”, ecco l’atto d’accusa del cda Ama cacciato

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Dopo l’esposto dell’ex presidente Bagnacani una denuncia anche alla Corte dei Conti. Raggi isolata sull’inchiesta. Con Grillo gli ortodossi M5s attaccano la prima cittadina. Una delle dirigenti in fuga dice: “Vessazioni e calunnie”

di CECILIA GENTILE e FRANCESCO SALVATORE

Tre indagati di peso dentro al Campidoglio, una municipalizzata decapitata e dal futuro incerto e un terremoto politico tutto interno al M5S. L’inchiesta sull’Ama, scattata dopo la presentazione di un esposto, il 6 novembre 2018, firmato dai vertici dell’azienda, Lorenzo Bagnacani, Vanessa Ranieri e Andrea Masullo, procede spedita. Sul fronte giudiziario, i tre del cda hanno bussato, dopo la procura, anche alla Corte dei Conti con un nuovo esposto presentato tre giorni fa.

Quaranta pagine in cui si ripercorre l’ultimo tribolato anno della municipalizzata dei rifiuti, i rapporti tesi con il Campidoglio e si punta il dito contro il Comune per la mancata approvazione del bilancio aziendale 2017 e la mancata formalizzazione del pegno sui crediti di Ama richiesta ripetutamente alla giunta M5S per evitare il rischio liquidità della società. “Nella migliore delle ipotesi – scrive Bagnacani, silurato tre giorni fa dalla Raggi – si arriverà a un depauperamento del valore aziendale “. Le banche finanziatrici di Ama, vista la situazione di tensione, ha dato come data ultima il 28 febbraio. ” Ciò potrebbe aprire la via a misure di protezione, sempre che sia possibile scongiurare il rischio di altre procedure concorsuali ” , avverte l’ex vertice del cda agitando lo spettro del fallimento. Virginia Raggi, al contrario, assicura che la partecipata “deve restare pubblica”.

lo smaltimento, il vero business, che potrebbe finire all’esterno. Magari ad Acea, come ipotizzato da tanti. “Se qualcuno ha anche solo pensato, anche attraverso ipotetici modelli di sviluppo del progetto di piano industriale, che Ama possa avviare fusioni o collaborazioni con altre aziende, e quindi allontanarsi dalla nostra linea, che è quella di Ama pubblica al 100%, si sbaglia ” , ribadisce la sindaca.

Come in un deja vu, l’indagine che coinvolge il city manager Franco Giampaoletti, (che su Ama è già indagato per concussione) l’ex ragioniere generale Luigi Botteghi e il capo ad interim del Controllo degli organismi partecipati Giuseppe Labarile, ha rinfocolato le polemiche dentro al M5S come già avvenuto in passato per Raffaele Marra prima e per Luca Lanzalone dopo. Carla Ruocco e Roberta Lombardi, due tra le esponenti di spicco dei 5S, scrivono sui social: ” L’onestà va dimostrata con i fatti oltre che con le parole. Perché a Roma si sono mandate via persone perbene e lasciate in posti chiave le persone di fiducia di Lanzalone?”, attacca la deputata. Di ” problema politico “, invece, parla la capogruppo in Regione del M5S. ” Mi sarei aspettata pieno sostegno da parte di tutti ” , sibila Raggi. Si rivolge anche a Beppe Grillo che, due sere fa, aveva incensato il lavoro della sua fedelissima Pinuccia Montanari: “Un’eroina”.

La sindaca, dunque, si ritrova più sola, con la sua maggioranza meno compatta di prima e l’ombra di un nuovo sciopero. ” Se il 28 febbraio la sindaca non avrà nominato i vertici Ama, noi sciopereremo “. Dal palco del Palladium, dove le sei donne di “Tutti per Roma, Roma per tutti” hanno convocato un’assemblea sull’emergenza rifiuti, Natale Di Cola della Cgil lancia il suo ultimatum al Campidoglio. Martedì ha incontrato il presidente del collegio dei sindaci, Marco Lonardo. “Mi ha detto che loro garantiranno il patrimonio e la rappresentanza. E soprattutto non mi ha dato assicurazioni sul pagamento degli stipendi dei lavoratori. Hanno trattenuto 190 milioni di Tari e con questi potrebbero pagarli, ma se il Comune li chiede indietro non ci sarà liquidità ” . Un altro nodo da sciogliere.

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